Benoît Pioulard – Sylva

Benoît Pioulard – 'Sylva' (2019)

Solum, Ignis, Coeptum, Vireo. Quattro sezioni per dieci brani. La stasi terrestre, il calore del fuoco, il risveglio del seme e i suoi verdi germogli. “Sylva” (2019), cioè ‘bosco’ in latino’, è il primo album di Benoît Pioulard per Morr Music, descrizione personale di un ciclo vitale e, in parallelo, raccolta di un biennio di esperienze sul campo, registratore alla mano. Nell’arco di nove mesi, un periodo di pausa dal suo lavoro, Thomas Meluch ha viaggiato a lungo tra Montana, Hawaii e il nativo Michigan, estasiato da quanto lo circondava in natura, rocce del deserto, foglie colorate, acque cristalline. Una volta rientrato a Seattle, ha sviluppato il minutaggio field recording ed elaborato una serie di segmenti atmosferici ed elettro-acustici, con pregiati arrangiamenti e parti vocali, per provare a plasmare in note quel cosmo sonoro già fotografato dalla sua Polaroid SX-70.

Una dimensione opalescente con bordoni alternati a ineccepibili melodie che, talvolta, incorporano forme pop, è il caso di Keep, ispirata dal piccolo fiore Draba menzionato nel libro “A Sand County Almanac” (1949) di Aldo Leopold a cui nessuno ha mai dedicato una poesia, e Meristem, dal nome del tessuto vegetale le cui cellule conservano la capacità di dividersi per mitosi per originarne nuove, un modo creativo per ricordare il legame con il fratello scomparso, con il contributo di Freya Creech al violino. Brani dai tratti romantici ricollocati all’interno di una comfort zone ambient definita, in primis, dall’affascinante immobilità di Deseret e Lune. L’artista statunitense elabora così il proprio percorso ‘selvatico’. Mentre Raze I e Raze II radono al suolo il suono, la psicoattiva Entheogen favorisce una curiosa deriva mistica, sublimata in Half To Death.