Benjamin Brunn – Hi-Tide Low-Fi

Benjamin Brunn – 'Hi-Tide Low-Fi' (2014)

Viaggiare o stare fermi è solo un’intenzione. Osservare una statica copertina o chiudere gli occhi è un’altra scelta da compiere. L’opportunità di evasione giace nell’ascolto di alcune melodie, apparentemente, senza tempo in grado di drenare il male da corpi stanchi. Benjamin Brunn ha un’innata capacità nel superarsi di continuo.

Descrizione

Semplicità compositiva e macchine vintage restano, infatti, al centro dei suoi passati e presenti progetti. “Hi-Tide Low-Fi” (2014), primo 12” rilasciato per la label Wake Up! Records, si pone come l’ennesima conferma di un artista amante di sonorità modellate con precisione e stile. Nessuna tendenza da seguire. Niente da lasciare niente al caso.

La deep house è, forse, l’unica concreta influenza artistica subita dal produttore di Amburgo, in preda a continui tremori. L’aria della città anseatica sembra intrisa di magia. Da anni, sulle rive dell’Elba una sempre più nutrita schiera di artisti ed etichette si cimenta con successo nel riprodurre gli stilemi classici di un genere ad alta fedeltà.

Musica

Benjamin Brunn apre le danze affidando alle rilassanti onde di Alster Mermaid il compito di traghettare l’ascoltatore lungo un flusso sonoro. Avvolgente, continuo. L’alternativa sul lato A è Reeperbahn Boy, dalla ritmica quasi electro, segnata dalla collisione fra inserti acid e panorami atmosferici. Un colpo al cerchio e uno alla botte.

Sul lato B, se Harburg Hard-Boiled appare compatta nella sua progressione di chord sospese, Blankenese Girl incuriosisce per l’insolito ricorso a ripartenze continue. Ogni elemento sonico s’inserisce con gentilezza su un tessuto dai toni alti e bassi. Non c’è alcun perdente nella sfida tra il rigore degli schemi adottati e un calore tutto analogico.