Beauty As Minimalism

Farmacia901

Farmacia901 è un network multimediale fondato su alcuni principi di bellezza: il minimalismo, la musica intesa come design e il suono materia malleabile. Dal 2008, l’etichetta di Fabio Perletta si concentra sul rilascio di cd in edizione limitata, oggetti d’arte ed esperienze digitali che combinano un aspetto emotivo a uno puramente concettuale. Sinonimo di una chiara visione estetica, derivata da esperienze dal vivo e dal graphic design. Nel corso dell’intervista, il produttore descrive i motivi che hanno motivato scelte passate ed espone i suoi piani futuri, approfondendo una serie di concetti, tra cui quello del rumore, che fungono da assi portanti dell’etichetta.

Che cosa ti ha spinto a fondare Farmacia901?

La label nasce dall’esigenza di creare uno spazio nel quale dar voce alla mia visione estetica e ad altri potenziali progetti. È da intendere quale laboratorio di incontri sia fisici che virtuali, votati a sperimentazioni, pubblicazioni e design.

Da dove deriva il nome?

Il nome fa riferimento alla mia passione per la scienza e la chimica degli elementi. Ho sempre trovato una corrispondenza interessante tra i suoni e le molecole che compongono la materia. Entrare in una farmacia, per me, ha la stessa fascinazione dell’osservare un gradiente di colore, c’è un ordine ben preciso, un catalogo e svariate combinazioni, interazioni. Novecentouno sono i dati.

L’avventura della label è cominciata con “Vuoto” (2008), il tuo primo progetto firmato come Nō, e presto continuerà con “Interstitial Spaces” (2014), secondo in ordine di tempo alla piccola gemma, cioè “Field: Atom(s) Entropy” (2013). Nel catalogo, però, non ci sono soltanto tuoi lavori. Come hai scelto gli altri?

Mi affido al manifesto, che esplicita il mio pensiero in termini di scelte editoriali.

Bellezza come minimalismo: è una condizione affascinante il minimalismo; una disciplina che mi consente di eliminare il superfluo, cercando l’essenziale nelle cose, rivelandone i dettagli. Una via di purificazione dalla sovrabbondanza di informazioni dell’era moderna, un modo di pensare ed affrontare la vita. Musica come design: l’ordine, la progettazione di un brano o di un disco come legge architettonica, un connubio perfetto tra silenzio e rumore, spazio vuoto ed elementi plastici, fisicità e astrazione. Suono come materia malleabile: nonostante la sua caratteristica effimera, il suono è fisico, un fenomeno di compressione e rarefazione. Ed è movimento, combinazione, reazione. Una vibrazione che modella il percepire in un dato spazio-tempo, sconvolgendolo. i lavori che mi colpiscono racchiudono questi tre principi fondamentali.

Che cos’è per te il ‘rumore’? Come può essere trasferito dalla natura alla musica?

Dare una definizione di rumore è riduttivo. Si tratta di una domanda multilivello che necessita una risposta approfondita. Da un punto di vista psicologico, il rumore è una condizione di estremo disagio, che si manifesta sotto forma di disordine interiore. Un aspetto che tutti abbiamo vissuto e che nell’era attuale sembra emergere incessantemente. Da un punto di vista filosofico, non c’è differenza tra silenzio e rumore, in quanto due presupposti non esperibili singolarmente e intrinsecamente legati: c’è silenzio nel rumore e viceversa. È difficile per noi soffermarci in una stanza anecoica per lungo tempo, è innaturale, ci spaventa.

Come ci terrorizza il rumore assoluto. Negli miei ultimi concerti, in cui sto presentando “Interstitial Spaces”, ho ridotto il volume della performance, innescando un processo interessante verso la scoperta dei particolari, dalla vibrazione di un oggetto all’ascolto del proprio respiro, dai rumori del ghiaccio durante la fase di preparazione di un cocktail ai suoni accidentali. Ciò mi permette di stabilire un legame unico con il pubblico e di gestire il flusso dei dati in base all’interazione delle persone.

La musica ha un effetto terapeutico incredibile, può ristabilire una condizione di equilibrio, come scatenare reazioni interiori, risvegliando emozioni sepolte. È interessante notare, inoltre, come spesso al concetto di rumore si associ velocità, mentre al silenzio stasi. A livello psichico, e musicale in quanto emozione, il rumore inteso come disagio è uno spazio lento, il tempo scorre con grande fatica, mentre il silenzio inteso come ordine è una condizione interiormente veloce.

Ti aspettavi così tante recensioni positive sulle release in catalogo?

L’interesse nei confronti di Farmacia901 sta crescendo sia da parte degli ascoltatori che da parte dei media. Ho allacciato rapporti continuativi con giornalisti che stimo e che svolgono un lavoro eccellente. L’unica ambizione che muove la mia attività di artista e di label manager è il desiderio di lasciare un segno del mio passaggio sul pianeta, un regalo ai presenti e ai posteri. Una testimonianza del tentativo di stabilire un legame con la terra oltre la durata della vita. Per questo, vado avanti con lentezza, ogni lavoro che pubblico ha una storia particolare, un’intenzione precisa e un proprio respiro.

Farmacia901 si è ritagliata uno spazio importante nella nicchia elettronica grazie ai contributi di artisti nazionali e internazionali. Che ricordi hai di loro?

Scelgo di associare un aggettivo alla musica di ciascun artista che ho avuto la fortuna di pubblicare tramite la label. Erik Ursich: isolazionista. Tiziano Milani: particellare. MDF: onirica. Kaeba: intensa. Maurizio Bianchi: vera. Andrea ICS Ferraris: sapiente. Ubik: imprevedibile. Yann Novak: profonda. Richard Chartier: austera.

Quali sono stati gli elementi che ti hanno indotto a contattare uno di questi?

Di solito, sono io a invitare gli artisti, ma nel caso di Richard Chartier e Yann Novak sono stati loro a chiedermi di rilasciare “Undefined” (2013). Non c’è qualcosa di particolare che mi spinge a decidere chi contattare, è questione di feeling con la musica. Mi documento molto sul lavoro di un artista che mi interessa, approfondisco la sua discografia.

Hai mai ricevuto demo?

Sì e anche da parte di artisti che stimo. Ascolto tutto ciò che mi viene proposto, con interesse. Purtroppo è difficile, per me, estendere la programmazione a oltre un anno, per questo motivo mi trovo spesso a dover rifiutare lavori anche notevoli.

Quale artista ti piacerebbe rilasciare in futuro?

In futuro, mi piacerebbe rilasciare lavori di artisti che apprezzo e che rispondono ai nomi di Asmus Tietchens, Nicolas Bernier, France Jobin, Zbeen, Giuseppe Ielasi, Emiliano Romanelli, Florian Hecker, Stephan Mathieu, Daniele Antezza e Frank Bretschneider.

Da dove nasce l’esigenza di pubblicare edizioni limitate in cd?

È un’esigenza legata alle vendite, è difficile fare sold out di edizioni con tiratura superiore alle cinquecento copie. Il vinile è un formato che non mi ha mai attirato molto, il rumore meccanico della puntina, che tanti amano, finirebbe per essere un disturbo per alcuni lavori che esplorano la soglia del silenzio, quindi, il cd è la soluzione più congeniale. Inoltre, è piccolo, facile da spedire ed è digitale, per cui esteticamente affine alle mie idee. Mi preme sottolineare che il supporto, qualunque esso sia, non ha lo stesso valore di ciò che contiene, pertanto trovo banali certe mode.

Qual è lo svantaggio di essere un’etichetta indipendente?

Forse è dura affrontare i costi di spedizione proibitivi, parlando dell’Italia. Laddove anche i distributori più importanti hanno difficoltà a vendere. Fortunatamente, però, chi segue la sound art è di solito un cultore che ama acquistare dischi, collezionarli ed ascoltarli in una certa maniera. Il mercato c’è e non è neppure così piccolo.

Quanto pensi sia cambiato il mercato musicale durante questi anni?

Non posso comparare la mia attività con quella di etichette discografiche grandi, ho sempre voluto che Farmacia901 rimanesse piccola e, a oggi, sono l’unico a gestirla. Mi piacerebbe che le istituzioni concedessero più spazio e denaro alla cultura e alla sperimentazione, per far sì che ci siano più eventi dove poter vivere l’esperienza musicale insieme ad altri, scambiare opinioni, parlare con la gente, gli artisti e i colleghi. Il live, nell’era della musica digitale, è più importante rispetto al passato.

Da artista ‘multimediale’, come ti poni nei confronti della diffusione della ‘musica liquida’? In che misura, il ‘digitale’ ha inciso sulla tua resa artistica?

Il digitale è una grande rivoluzione, è parte di noi. Trovo che sia un mondo affascinante, sia dal punto di vista artistico che puramente filosofico. La mia ricerca di artista e di label manager va in quella direzione, in cerca di contesti capaci di rivelarne la potenzialità e la bellezza. Il mondo dei numeri è in continua evoluzione, capace di stimolare la mia immaginazione, non solo di musicista ma anche di ascoltatore e osservatore. Nonostante ciò, credo che la progressiva smaterializzazione dei supporti abbia reso, però, le persone pigre e meno attente.

In che modo Roseto degli Abruzzi ha influenzato la tua musica e le tue scelte?

Roseto degli Abruzzi è la mia città natale, dove risiedono tutti i ricordi e gli affetti, dalla mia infanzia ad oggi. Il silenzio e la natura sono alcuni degli aspetti fondamentali che mi consentono di trovare ogni giorno l’ispirazione necessaria per svolgere questo lavoro. Vivo nel cuore di una riserva naturale, gli uccelli mi svegliano la mattina e le cicale o le lucciole accompagnano il calar della sera. Devo ammettere che ho difficoltà a trovare la giusta concentrazione in città, nonostante trovo che sia un luogo estremamente importante per lo sviluppo e la diffusione dell’arte, non a caso a breve mi trasferirò per qualche mese a Berlino. Nonostante ciò, la creazione, per me, avviene lontano da qualsiasi forma di distrazione. Qui il tempo è dilatato e assume le forme di quello interiore, rispecchiandolo nella sua magnifica complessità.

Quali saranno le prossime release di Farmacia901?

Tra qualche mese, pubblicherò il già citato album “Interstitial Spaces”, presentato a Londra al Power Lunches, a Roma per la riapertura de Il Pagliaio e in occasione dell’evento Within 01 con Giuseppe Ielasi ed Emiliano Romanelli. L’anno prossimo, invece, lancerò il progetto “Quark: How Does The Invisible Sound?”, sviluppato insieme a Ennio Mazzon, grazie al quale stiamo ottenendo importanti riscontri da parte degli artisti. Ci sono ancora delle sorprese, ma preferisco fermarmi qui.

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