Aware – The Book Of Wind

Aware – 'The Book Of Wind' (2017)

Una raccolta di brani dalla breve durata che svaniscono nel nulla. Suoni come soffi persi nel vento. E al cospetto dell’Eterno. “The Book Of Wind” (2017), album di debutto di Aware, è un continuo susseguirsi di emozioni, dalla tristezza alla gioia, associate a note alte e basse, come parte di un disegno non solo interiore, ma dai riferimenti eccellenti, se non biblici. Il background ideale per stuzzicare la fantasia degli ascoltatori e conquistare uno spazio all’interno del catalogo della Glacial Movements di Alessandro Tedeschi, da sempre interessato a tematiche tra storia, scienza o fantascienza.

Aware è lo pseudonimo adottato da Alexander Glück, già studente di fisica a Vienna, dove attualmente risiede. La sua creatività non è stata espressa soltanto in musica, perché attivo nel campo delle monografie, vicine al misticismo cristiano, al buddismo e alla poetica della moderna cosmologia. “Poesie Des Kosmos” (2015) la sua prima opera. Dottore di ricerca in filosofia, Alexander Glück è anche portavoce della singolare idea che un giorno, dal nulla, un essere umano, animale o extraterrestre produrrà finanche accidentalmente i giusti suoni per appare o, addirittura, salvare ogni anima.

“The Book Of Wind” è, invece, ispirato dall’incontro tra Elia e Dio sul monte Horeb, o Sinai, lo stesso dove Mosè ricevette le celebri tavole della legge del decalogo. Il profeta è stato uno dei principali personaggi tra le pagine dell’Antico Testamento, le cui gesta sono narrate nei due “Libri Dei Re” (VI-V secolo a.C.) della “Bibbia”. Ultimo fedele al Dio di Abramo, Elia si scontrò a più riprese con i sacerdoti della divinità fenicia Baal, in seguito assimilata al demonio nella religione cristiana, trovando rifugio sull’Horeb, al culmine di un cammino nel deserto di quaranta giorni e quaranta notti, in cui praticò il digiuno.

I quattordici brani di Alexander Glück ne ripercorrono la vicenda: ciascuno titolo, se associato al successivo, forma un preciso riferimento biblico. L’affascinante “The Book Of Wind” è fondato sui versi tra il quinto e il tredicesimo del diciannovesimo capitolo del primo dei “Libri Dei Re”. Irrisorie le omissioni del dialogo tra il profeta e il Dio “degli eserciti”, la cui apparizione è il vero e proprio momento cruciale, preceduta, non a caso, da “un vento forte e impetuoso che squarciava i monti e spezzava le rocce”. L’album si pone, dunque, come una sorta di estensione sonora dei curiosi studi di Aware.

L’approccio ambient la chiave per avvicinarsi al divino. L’alternanza di placide atmosfere e toni grandiosi garantisce all’ascoltatore un’esperienza emotiva, frammentata, se non scandita in vere e proprie tappe. Le stesse vissute da Elia in prima persona. Il profeta aveva dedicato la sua vita a Dio, ma viveva uno smarrimento interiore, culminato con il digiuno. L’isolamento montano l’occasione per rinascere a nuova vita, come spesso accade a coloro che decidono di celarsi in luoghi impervi per poter riscoprire la fede, il valore delle cose o se stessi. La caverna l’utero dove nascere una seconda volta.

L’artista austriaco descrive il contatto di Elia con l’Eterno soltanto a partire da Until He Reached The Mountain, con le iniziali So He Got Up And Ate And Drank e And Travelled Forty Nights slegate da un’omogeneità di fondo che caratterizza l’intero impianto di “The Book Of Wind”. La partenza è, infatti, abbastanza in salita, con pulsioni elettriche e altri clangori ‘industriali’, quasi a simulare l’avvio di un processo più complesso. Il profeta fu, infatti, dapprima sfamato da un angelo e poi scalò il monte Hereb. I contributi field recording strumentali per rimarcare tale passaggio, al culmine di una certa solennità.

There He Went Into A Cave e And Spent The Night sono rispettivamente incentrate su rumori acquatici, prima della furia del bordone, e sul canto degli uccelli. Il periodo di riflessione è interrotto dalla poderosa A Powerful Storm Tore The Mountains Apart, che conclude i primi due segmenti del racconto biblico e rivela, minuto dopo minuto, la sua notevole incisività. Se But God Was Not In The Storm è incentrata sulla ripetizione di elementi sonici, un ottimo stratagemma per imprimersi nella mente, After The Storm There Was An Earthquake appare meno spaventosa del suo terrificante titolo.

Il flusso di emozioni non si è affatto esaurito, continua con la calma apparente di But God Was Not In The Earthquake e i continui crepitii di After The Earthquake Came A Fire. Un contrasto sintetizzato dalla solennità di But God Was Not In The Fire e amplificato dal conseguente senso di attesa di And After The Fire Came A Gentle Whisper. Dio è pronto a rivelarsi a Elia, affidandogli il compito di spingersi in Siria per ungere Hazael come nuovo re. Magnifica la sequenza conclusiva. Rilassante So He Pulled His Cloak Over His Face, come una carezza, prima dei brividi a basso volume di And Went Out.

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