Aria Rostami & Daniel Blomquist – Wandering Eye

Aria Rostami & Daniel Blomquist – 'Wandering Eye' (2016)

L’Altopiano Antartico, o plateau, è un’area del continente antartico estesa per centinaia di chilometri intorno al Polo Sud, con una quota media sul livello dei mari di circa tremila metri. Fu scoperto dal leggendario esploratore britannico Ernest Shackleton nel 1908, durante la spedizione Nimrod. La sua altitudine, associata alla latitudine compresa entro il Circolo Polare Antartico, fa sì che il plateau sia la zona più fredda del pianeta. Un limite che determina anche la quasi completa assenza di forme di vita: moscerini e vermi sono gli unici organismi in grado di sopravvivere. Le carte topografiche del continente ghiacciato segnalano, inoltre, la presenza di ‘dome’ sull’Altopiano Antartico. Il termine inglese, traducibile come ‘cupola’, fa riferimento ad alcune delle massime elevazioni del plateau. I luoghi più inaccessibili della Terra sono, però, di grande rilievo scientifico.

Nelle aree denominate Dome A, Dome C e Dome F sono, infatti, presenti installazioni umane. Il Dome A, o Argus, deriva il suo nome da Argo, uno degli Argonauti in circa del vello d’oro, e annovera una stazione meteorologica automatizza, in parte finanziata dalla Cina. Qui è stata misurata la temperatura più fredda al mondo: -93,2 °C il 10 agosto 2010. Il Dome C, o Circe, ospita la stazione internazionale Concordia, una collaborazione tra Italie e Francia, promossa per analizzare fenomeni atmosferici, fisici e sismici in condizioni proibitive. Un sito eccellente anche per le osservazioni astronomiche, grazie all’atmosfera relativamente calma e tersa. Il Dome F, o Fuji, ospita una base giapponese composta da nove edifici, dedita alla perforazione della superficie, al fine di estrarre e raccogliere campioni di ghiaccio per studiare l’evoluzione climatica terrestre.

A sud-est del Dome A si estende la ‘cresta’ Ridge A, una porzione di Antartide rivendicata dall’Australia, o il miglior punto in assoluto per le ricerche astronomiche, non a caso, definito anche Eye Of The Storm, a causa dei forti venti, funzionali per una visualizzazione unica dello spazio sovrastante. È stato stimato che eventuali fotografie scattate da apparecchi collocati sulla dorsale avrebbero presentato una qualità simile a quella delle immagini acquisite dal telescopio spaziale Hubble, in orbita dal 1990 e, in seguito, modificato dagli astronauti. Dal gennaio 2012, presso l’osservatorio internazionale, è attivo l’High Elevation Antarctic Terahertz (HEAT), un telescopio a infrarossi, adatto per osservare lunghezze d’onda luce raramente visibili altrove sul pianeta. Il Dome B e la sua propaggine Ridge B due siti limitrofi di simile interesse.

Le quattro ‘cupole’ e le due ‘creste’ sono state al centro di un lungo articolo scientifico di Will Saunders e altri ricercatori, “Where Is The Best Site On Earth” (2009), fonte d’ispirazione per un duo di musicisti di San Francisco, Aria Rostami e Daniel Blomquist. Il loro album di debutto “Wandering Eye” (2016), rilasciato dalla Glacial Movements, fa perno su tale ricerca, finalizzata a evidenziare le caratteristiche di ‘gateway’, forse, strategici per rilevare la presenza di altri mondi. Registrato nell’arco di oltre un anno, a partire dalla prima solitaria performance all’interno di un vero planetario, “Wandering Eye” è il risultato finale di un continuo scambio di file tra Aria Rostami e Daniel Blomquist, soliti collaborare a distanza. Un modus operandi che non ha penalizzato affatto la creatività di entrambi, ma ha stimolato una certa cura dei dettagli.

Alcune delle sessioni di Aria Rostami al pianoforte sono state originate come ‘risposte’ a una sorta di questionario composto da lettere, colori, numeri e forme sonore. Una volta imbastito un framework ambient, Daniel Blomquist è intervenuto a distanza, modificandone alcune caratteristiche, fino a stravolgerlo. Nell’arco di oltre un’ora di ascolto, è riscontrabile una bassa qualità delle registrazioni, trasferite da un computer all’altro, perché effettuate con il microfono dell’applicazione Viber, un’altra scelta singolare. Le stesse sono state riprocessate e riversate su nastro. Il flusso emozionale ultimo è stato, infine, suddiviso in sei tracce. I loro titoli rimandano a precise altezze e coordinate geografiche, le stesse dei migliori siti di osservazione astronomica dislocati sul continente di ghiaccio, largamente discussi tra le pagine di Will Saunders.

Romantiche, o introspettive, suite per ammirare l’infinito. La fantasia è, spesso, ciò che terzi non riescono neppure a immaginare. ‘Vagabondare’ a occhi chiusi, specie se seduti comodi in poltrona, e provare a percorrere le ‘creste’ che collegano una ‘cupola’ all’altra è un atto semplice. Antitetico all’estrapolare idee dalla propria mente. Trasformarle in suoni non affrancabili da fotografie di luoghi reali è, in ultima istanza, ciò che rende unico il concept di “Wandering Eye”, articolato in vari movimenti. Il brano d’apertura è il dinamico Dome A 80.37° S 77.53° E 4083m che, come l’ovattato Dome B 79.0° S 93.6° E 3809m, deriva da quella prima performance di coppia. Due differenti interpretazioni di un crescendo in chiave drone, con la curiosa aggiunta di frammenti field recording, ad esempio il cinguettio degli uccelli, durante i dieci minuti di durata del secondo.

Dome C 75.06° S 123.23° E 3233m e Dome F 77.19° S 39.42° E 3810m sono, invece, le tracce più complesse dell’album, a causa di un serrato scambio di frammenti tra i du musicisti. Nel primo caso, impressionante la profondità del suono, a basso voltaggio, con colpi ben assestati. Nel secondo, lo stesso è rarefatto, ma reso vibrante dalle note di chitarra e di altri rumori di fondo. Una bizzarra tromba, alla stregua di un richiamo ancestrale, stimola brividi in serie. La successiva Ridge B ~76° S ~94.75° E ~3750m una valvola di sfogo atmosferica, cover strumentale di Do Panjereh, originariamente cantata da Googoosh, la cantante più popolare in Iran durante gli anni Settanta. Ridge A 81.5° S 73.5° E 4053m la straordinaria conclusione di “Wandering Eye”. Una pacifica digressione, solcata da guizzi elettrici, amalgama di field recording e polvere di stelle.

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