Amedeo Tommasi – Thomas

Amedeo Tommasi – 'Thomas (Colonna Sonora Originale Del Film)' (2017)

“Thomas… Gli Indemoniati” (1970) è stato un grottesco a basso budget, poco convenzionale per il cinema italiano, con qualche lampo sporadico e una sceneggiatura sui generis. La seconda opera di Pupi Avati dietro la cinepresa non fu particolarmente fortunata: inedita in Italia a causa del fallimento della società di distribuzione, ma presentata al Festival del film Locarno del 1970, dove uno dei suoi interpreti, Bob Tonelli, vinse il Premio Stephen quale migliore attore non protagonista.

Non a caso, “Thomas… Gli Indemoniati” è passato alla storia più come la pellicola che ha segnato il debutto di Mariangela Melato sul grande schermo che per la sua bellezza. L’attrice fu convocata sul set a Ferrara in sostituzione di una collega e si mostrò particolarmente determinata nel cercare di ottenere la parte, al punto da far sbilanciare il regista in occasione della sua morte: “nella mia carriera è stata la prima interprete, senza distinzioni tra maschi e femmine, che mi ha dato una vera emozione”.

Diretto a ridosso di “Balsamus, L’Uomo Di Satana” (1970), “Thomas… Gli Indemoniati” confermava la propensione horror di Pupi Avati, interessato a sorprendere lo spettatore con una narrazione poco omogenea, in cui emergono talvolta punte di comicità, in cui si confondono elementi fantastici e simboli inquietanti, un tratto divenuto poi tipico all’interno della sua vasta cinematografia, spesso incline ad ambientazioni padane e ai rimandi a un’Italia antica e, soprattutto, intrisa di suggestioni personali.

La pellicola del cineasta bolognese narra le vicende di una modesta compagnia teatrale alle prese con le prove di una commedia presto in scena, il cui protagonista è un bambino inesistente, di nome Thomas, che una delle recitanti crede di aver avuto. Uno strano personaggio invita il cast a prendere parte a una scaramantica seduta spiritica per conoscere in anticipo l’esito dei loro sforzi artistici. Al termine della stessa, appare un vero bambino che, inevitabilmente, è ribattezzato come Thomas.

Quest’ultimo è ben accolto dalla compagnia e, dopo essersene presi cura, i membri della stessa decidono di trascorrere a turno una giornata con lui, in attesa che scelga con chi desideri trascorrere la sua vita. Nel frattempo, il gruppo di attori si trasferiscono in un paesino per mettere in scena il loro lavoro e, durante il viaggio in treno, un altro misterioso individuo li avvisa che lui è l’unico sopravvissuto di un’altra compagine teatrale esibitasi in loco, massacrata e fatta a pezzi dal pubblico inferocito.

Una volta giunto a destinazione il cast è al centro di svariati eventi surreali quali la visione di un ospizio per ex attori e attrici, una bizzarra lezione di sesso o l’estrazione di statue dalla terra. Il giorno dello spettacolo il pubblico, già prima del suo inizio, prende d’assalto la serranda a difesa del palco. La commedia prende il via con la protagonista e Thomas che improvvisano ricordando alcuni momenti della loro vita. Un finale che, potenzialmente, mette in dubbio la veridicità dei precedenti avvenimenti.

Una rappresentazione teatrale e l’irrealtà dei suoi riflessi. La ricerca dell’ispirazione degli artisti tramite un bambino. Un complesso rapporto tra arte e pubblico. “Thomas… Gli Indemoniati” è stata una pellicola persino intrigante in termini di contenuti ma, a conti fatti, non ha rispettato a pieno le sue promesse iniziali, arrancando sino alla sua conclusione, con bruschi cambi di atmosfera commentati, però, dalle ottime musiche di Amedeo Tommasi, autore di una partitura altrettanto poco omogenea.

Pubblicata per la prima volta dall’etichetta Gemelli (1970), la soundtrack è, finalmente, tornata in circolazione su iniziativa della Sonor Music Editions. “Thomas (Colonna Sonora Originale Del Film)” (2017) presenta l’omonimo tema declinato in sei differenti versioni di pregevole fattura. L’introduttiva Thomas, affidata alla spinetta, si connota per un alto tasso di romanticismo di note. Bossa nov espressione di gioia. La stessa aria è, in seguito, spogliata di qualsiasi orpello senza subire contraccolpi.

E, parimenti, Thomas è abbellita sia dalla voce di Edda Dell’Orso che potenziata mediante il ricorso alla tromba o all’armonica. In un altro frangente, sono gli archi a essere in maggiore evidenza. Un jazzista con un vasto background come Amedeo Tommasi, già Atmo, è abile nello scegliere lo strumento giusto per caratterizzare ogni fotogramma. Ad esempio, una sola nota prolungata con effetti di pianoforte è in grado generare grande suspense in Obsession, con la batteria sullo sfondo.

Un’improvvisa tensione dopo la distensiva traccia portante della pellicola. Sulla medesima falsariga le successive Pendolo Mortale e Spirale, foriere di situazioni allucinanti, con una fitta serie colpi nel vuoto e un terrorizzante fischio. Lo stesso è al centro di Borgata, per suggellare una melodia malinconica. Allo strisciante tedio, però, c’è rimedio: è il caso di Piccolo Vagabondo e Giochi Nel Parco. Entrambi i brani sono nient’altro che semplici intervalli senza particolari pretese.

Il primo finalizzato da armonica a bocca e nacchere. Il secondo cantato dai bambini. Oltre il calore di Thomas e i momenti drammatici, esoterici o a sfondo ludico, lo score di Amedeo Tommasi propone, infine, anche un’atmosfera chiesastica e tragica, affatto raccolta, eseguita da un coro e in ritmica beat, cioè Shake Tragico, e un vero e proprio canto triste e mistico quale Bottiglie. Una partitura del genere restituisce ai posteri il clima di una pellicola “orgogliosamente provinciale”.

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