Alessandro Alessandroni – Spontaneous

Alessandro Alessandroni – 'Spontaneous' (2019)

La Statua della Libertà e lo skyline di New York. Uno dei monumenti più conosciuti al mondo, simboleggiante la libertà che illumina il mondo, e la dimensione urbana della Grande Mela, cosmopolita e multietnica. Da una parte, la condizione ‘spontanea’ per cui un individuo può pensare, esprimersi e agire senza costrizioni, ricorrendo alla volontà di ideare e mettere in atto un’azione, mediante una libera scelta dei fini e degli ‘strumenti’ utili a realizzarla. Dall’altra, un melting pot non solo di culture ma, soprattutto, di suoni, dal funk al jazz, da sempre propri del background di uno dei grandi arrangiatori, compositori e direttori d’orchestra al servizio della settima arte, attento conoscitore degli stilemi e delle forme tipiche della musica d’oltreoceano. Le due chiavi di lettura di “Spontaneous” (2019), una ristampa Four Flies Records, potrebbero essere queste.

Pubblicato per la prima volta dalla RCA (1974), e assunto al rango di holy grail, l’album di Alessandro Alessandroni è un raffinato ‘affresco’ del panorama sonoro a stelle e strisce. La prima ‘pennellata’ è Sunny Coast. L’inizio di un sogno in cui si alternano tromba, chitarra e coro. La voce di Giulia De Mutiis in Lucille offre un gradevole risveglio, Pure Nature altri due minuti di evasione dalla realtà. Mentre la title-track rilancia, paradossalmente, una nenia più mediterranea che americana, controbilanciata dalle suggestioni rock in chiaroscuro di Young America e quelle muscolari di Watergate. I fonemi in libertà di Mitzi, gli accordi romantici per caratterizzare Meadows e quelli ancora più struggenti di Grazing rimarcano la ricchezza di colori presenti sulla tavolozza dell’artista di Soriano Del Cimino. La meravigliosa Life Tree l’ultimo cerchio sulla tela.