Alessandro Alessandroni – Sangue Di Sbirro

Alessandro Alessandroni – 'Sangue Di Sbirro (Colonna Sonora Originale Del Film)' (2008)

Forse nessun altro genere all’interno del cinema popolare italiano ha saputo convogliare gli umori e le paure del Paese come il poliziottesco. L’occhio dei sceneggiatori degli ‘anni di piombo’ si è spesso posato sulle figure di alcuni commissari ‘di ferro’, gli eroi delle ‘città violente’, contrapposti a spietati criminali armati di mitra. C’è anche chi fra questi si è spinto oltre lo stereotipato scenario della penisola, tra mafiosi e derive talvolta comiche, abbozzando un’improbabile ambientazione oltreoceano: è il caso di “Sangue Di Sbirro” (1976) di Al Bradley, pseudonimo adottato da Alfonso Brescia.

Il regista è sempre stato abile nel destreggiarsi con budget bassi, confezionando peplum (“Il Magnifico Gladiatore”, 1964), western (“Carogne Si Nasce”, 1968), thriller (“Ragazza Tutta Nuda Assassinata Nel Parco”, 1972), decamerotici (“Elena Sì… Ma Di Troia, 1973), commediacce scollacciate (“Amori, Letti E Tradimenti”, 1976) e successivi melodrammi con Mario Merola (“Zappatore”, 1980). Girare un film che seguisse la moda dei poliziotteschi quasi una necessità. La possibilità di filmare un paio di esterne a Philadelphia per “Sangue Di Sbirro”, una possibilità da non lasciarsi scappare.

Daniel Caputo (George Eastman, alias Luigi Montefiori), ex sergente della polizia, si reca a New York con l’intenzione sia di vendicare la morte del padre, un rude poliziotto ucciso dagli uomini del boss Mallory (Ugo Bologna) nel corso di un regolamento di conti, che di indagare sulla storia di corruzione che lo aveva coinvolto. L’uomo è deciso a ricercare la verità: non ascolta i consigli del tenente Sharp e del capitano Jeffrey e non si lascia sedurre da Susie (Jenny Tamburi), che lo aspetta da anni. Accetta, però, l’aiuto di Duke (Jack Palance), un malavitoso della Grande Mela, per far luce sulle vicende.

“Sangue Di Sbirro” è qualcosa in più di un poliziottesco, perché apparentato al filone truce dei gangster movie. Risse, sparatorie, ancora pugni e altre pistolettate i luoghi comuni. L’armamentario della pellicola da terza visione c’è tutto: un’atmosfera notturna, i dialoghi a effetto, i nudi femminili, gli inseguimenti in auto, gli intrighi e i proiettili in grado di disintegrare corpi umani. Non manca neppure una citazione di “Profondo Rosso” (1975) di Dario Argento, cioè la presenza di un bambolotto animato, qui sostituito con un Mickey Mouse a molla, meno pauroso ma più letale, perché esplosivo.

Proprio come il sound di Alessandro Alessandroni, dal ritmo sostenuto e dai rimandi funky. Le musiche di “Sangue Di Sbirro” furono registrate il 15 novembre 1976 presso l’Ortophonic Recording Studio di Roma sotto la supervisione di Sergio Marcotulli e, per oltre trent’anni, sono rimaste inascoltate ma, grazie al perfetto stato di conservazione delle bobine contenenti le sessioni originali, è stato possibile rendere omaggio a uno dei migliori musicisti prestati al mondo delle colonne sonore, nonché uomo ‘arghilofono’ non solo per i western di Sergio Leone resi immortali dalle note di Ennio Morricone.

Lo score di “Sangue Di Sbirro (Colonna Sonora Originale Del Film)” (2008) è stato così stampato per la prima volta in cd per conto della Cinedelic Records, ora alle prese con le ristampe di Egisto Macchi tra cui “Il Deserto” (2015), e dell’associazione culturale Escalation, interessata alla riscoperta di determinati suoni propri dell’età d’oro dei ‘mondi neri’, tra l’inizio degli anni Sessanta e la fine dei Settanta. Alessandro Alessandroni guida, infatti, un ensemble di qualità, che annovera Enrico Pieranunzi al piano, Dino Piana al trombone, Franco De Gemini all’armonica e Giulia De Mutiis, moglie del compositore e tra i membri de I Cantori Moderni Di Alessandroni, come voce solista.

Il tema principale di “Sangue Di Sbirro” è Cop’s Blood, una rilettura dei titoli di testa di “Shaft” (1971) di Isaac Hayes, un classicissimo della blaixpoitation, non a caso premiato con l’Oscar per la miglior canzone. Una cover strumentale voluta da Alfonso Brescia e di una bellezza cristallina. In apertura, il pianoforte introduce charleston, basso e chitarra wah-wah per un groove funk sostenuto da legni e ottoni, su cui si aggiungono anche clarinetto, sassofono e tromba. Convincente anche Fuga Nei Sotterranei, dal più sincopato ritmo di batteria. In scia anche Knell, tra fraseggi di organo e assoli di chitarra.

Palance e Tema Di Susie, brani che caratterizzano le azioni di due personaggi del film, evidenziando da una parte il robusto mix di basso slappato, ottoni e pianoforte e dall’altro flauto, organo e tromba, per una melodia intima, in cui s’insinua anche il fischio di Alessandro Alessandroni. Meno languida Sbirro In Fuga, stimolata dagli interventi del sassofono, più sensuale Luxury, in cui i vocalizzi di Giulia De Mutiis appaiono carichi di erotismo. Philadelphia un capolavoro: dopo l’introduzione affidata a basso e pianoforte, l’orchestra origina un’atmosfera notturna, perfetta per l’ambientazione della pellicola.

Il carillon di Cop’s Blood (Carillon), una ripresa del tema iniziale, fa emergere una certa vena malinconica presente in “Sangue Di Sbirro”. Il brano è utilizzato sul grande schermo per sottolineare la vicenda del protagonista. Rilassante il Tema Di Susie (Whistle Version) abbellito dal solito fischio di Alessandro Alessandroni, travolgente Club Jazz, tra assoli di chitarra, flauto e percussioni. Suspance And Flashback è, invece, l’unico frangente atmosferico della soundtrack, intriso di mistero ma apripista di un quartetto di sorprendenti brani: Manhattan Disco, Duke Soul Jazz, Amusement e Skyscrapers.

Una sequenza trascinante in cui è iscritto il meglio del repertorio della musica in voga quarant’anni fa: le ritmiche di basso e batteria sono enfatizzate dalla sezione fiati, su cui si alternano gli strumenti solisti in libera improvvisazione. La conclusione è affidata a due tracce ascoltate in precedenza: Sbirro In Fuga (Reprise) e Cop’s Blood (End Title). Se lo spettatore di allora, travolto da situazioni movimentate, non si è annoiato malgrado le pecche sul piano recitativo, l’ascoltatore di oggi non può che divertirsi: “Sangue Di Sbirro” è uno di quei lavori che difficilmente saranno estratti dal lettore cd.

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