A Sound Recording Teacher From Detroit

Mike Huckaby

Mike Huckaby è stato per lungo tempo l’uomo dietro al bancone del leggendario negozio di dischi Record Time ed è, oggigiorno, uno dei più acclamati produttori nati a Detroit. La sua ampia conoscenza musicale lo ha sempre proiettato oltre i generi o qualsiasi forma di hype, bilanciando sonorità deep house a quelle più ruvide della techno. Un’abilità riscontrabile anche sul fronte dei remix dell’artista, capace di ristrutturare al meglio brani per DeepChord, Delano Smith, Dubbyman, Norm Talley, Rick Wilhite, Terence Dixon e Model 500. Nel corso dell’intervista, lo statunitense punta il dito sia contro gli mp3 che contro i bandwagoner del duo Drexciya e J Dilla.

Prima di far parte della scena dei club di Detroit, chi era Mike Huckaby?

Solo qualcuno che era stato influenzato da molta della musica che si ascoltava allora: il funk, la musica dei miei genitori, proprio di un’etichetta come la Motown. Vivere a Detroit significa essere sempre influenzati dalla sua musica.

Com’è iniziato il tuo percorso in note?

Tutte le mie influenze musicali derivano da mio zio. Lui mi faceva suonare la batteria quando ero piccolo e ciò ha avuto davvero un grande impatto su di me per lungo tempo. In questo modo, ogni briciola di ritmo e di influenza musicale la devo a lui.

Hai uno o più dischi che ritieni indispensabili?

Ho lavorato in un negozio di dischi per quattordici anni, per cui ce ne sono abbastanza con cui ho maturato un legame abbastanza sentimentale.

I Kraftwerk hanno avuto un’incidenza notevole sulla scena techno di Detroit, ispirando più di una generazione di artisti. Perché sono stati così speciali?

Un lavoro come “Computer World” (1981) ha avuto l’impatto maggiore su Detroit. La maggior parte delle persone ha ascoltato i Kraftwerk per la prima volta tramite una traccia come Numbers o un singolo come “Tour De France” (1983). Non li ha scoperti affatto con la pubblicazione di album tipo “Autobahn” (1974). Il sound del quartetto tedesco è diventato importante per i musicisti della città soltanto con i lavori successivi ed eravamo sorpresi dal fatto che fossero essere umani. Immaginavamo fossero robot.

E Drexciya? Chi ha raccolto l’eredità di James Stinson?

In verità, si crea un po’ troppa attenzione attorno alle persone che vengono a mancare. Sfortunatamente, è successo lo stesso con J Dilla. Un sacco di gente a Detroit non ascoltava neanche lui. Insomma, è esploso nel momento in cui è morto. C’era solo un piccolo zoccolo duro che lo seguiva, ma non più di venti persone nell’area urbana. Il resto della gente è solo saltata sul carrozzone e, triste a dirsi, nessuno lo ha segnalato. James Stinson era, invece, già popolare quando era in vita, ma anche lui è più o meno esploso in concomitanza con la sua prematura scomparsa. Da lì in poi è stato venerato come uno dei padrini dell’electro. Nonostante ciò, ha realizzato suoni rivoluzionari, per cui è questo il dettaglio importante da sapere a proposito del progetto Drexciya.

Una prassi comune è scegliere uno strano nickname magari per distinguere le proprie produzioni ed è forse il caso del tuo alias Roland King. Perché non hai più sentito il bisogno di ricorrere a questo a un certo punto della tua carriera?

Roland King proviene dal fatto che possiedo un campionatore Roland. Ero l’unico con quel determinato apparecchio e ho dato tutto me stesso per padroneggiarlo al meglio, per cui da lì è saltata fuori l’idea dello pseudonimo. Era un campionatore davvero caldo nei suoni, tutt’ora lo possiedo e lo uso ancora e costituisce, in definitiva, il motivo per cui “The Versatility E.P.” (1997) è stato chiamato in quel modo.

Deep Transportation e S Y N T H sono le etichette che attualmente gestisci. Quali sono gli artisti che ti piacerebbe produrre in un futuro prossimo?

Ci sono alcuni artisti con cui lavorare, e da destinare al catalogo S Y N T H, ma Deep Transportation è proprio la mia etichetta. Sono al corrente di chi è interessato a release su ognuna delle due ma, al momento, ho da finalizzare alcune uscite personali.

Hai remixato numerosi artisti in carriera. Qual è la tua tecnica?

Si tratta di avvicinarsi all’artista, d’integrare la traccia originale e, infine, allontanarsene per creare qualcosa di differente ma che, in fondo, sia anche in linea con le idee espresse dallo stesso. Può capitare che non sia impressionato o ispirato dal brano originale per cui, in quel caso, creo una traccia quasi del tutto nuova. Qualche volta un remix diviene un’opportunità per lavorare insieme ad un artista che apprezzo e, anche se la traccia originale non mi sia così d’ispirazione, la possibilità di collaborare con lui lo è. Altre volte, invece, provo a distruggere il brano e a ricostruirlo dalle fondamenta.

In che modo ti proponi alle altre etichette? Sei tu a contattarle o viceversa?

È un po’ tutte e due le cose. Sono molte a scegliermi ma, qualche volta, sono io anche io a farmi avanti. In questo ultimo periodo sono sommerso da tante offerte, può capitare di perdermi le migliori senza che ne sappia nulla perché non ho controllato la mail.

Com’è, invece, il tuo rapporto con il ‘digitale’?

Non sono interessato agli mp3. Ho suonato la scorsa sera a un party ad Amburgo, con tanto di bobine e, se dovessimo dirla tutta, la cosa si riassumerebbe abbastanza bene con un bel ‘vaffanculo’ al digitale. Ho lavorato in un negozio di dischi per quasi due decadi, mi piace parlare di musica alla gente, mi piace vendere la musica alla gente, mi piace suonare musica per la gente che non ne aveva mai sentito parlare. Per questo motivo, non vendo neanche la mia musica su Internet, non sono davvero interessato a quel formato. Numerose persone sostengono che il vinile sia morto, ma ho appena venduto oltre duemila dischi con le mie ultime uscite. A conti fatti, se avessi introdotto il digitale, non avrei risultati del genere neanche vendendo duemila download!

Che progetti hai in cantiere?

Sono impegnato con “My Life With The Wave 2” (2012), un seguito di “My Life With The Wave” (2007), su S Y N T H, e altri 12” per la Deep Transportation. Non ho mai prodotto così tante tracce techno come in questo momento, il che è abbastanza strano.

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